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Al bambino appena nato venivano cosparsi la fronte e il sederino con della cenere del forno e fatto il segno della croce per proteggerlo dalle maledizioni; il primo abito veniva fatto indossare al rovescio per difendere il piccolo dal malocchio. I neonati venivano battezzati nella prima settimana di vita e la madre non partecipava alla cerimonia perché non poteva uscire prima di tre settimane; alla prima uscita dopo il parto si recava in chiesa accompagnata dalla “maestra del parto”, la donna che le aveva assistite durante il parto e portava con se il bambino vestito con l’abito del battesimo “po s’inkresiai” (par purificarsi) e ringraziare Dio.
Il fidanzamento era detto “assegurai sa coia” (assicurare il matrimonio) e veniva organizzato dai genitori o da uno zio del ragazzo i quali andavano a casa della ragazza, il mercoledì o il venerdi, per chiederne la mano. La risposta veniva data dopo una settimana e se si trattava di una risposta positiva il fatto veniva tenuto segreto per circa una anno e mezzo; il futuro sposo durante questo periodo, in compagnia dei genitori, si recava spesso la sera tardi a fare visita alla futura sposa. Trascorso questo periodo si stabiliva la data del fidanzamento ufficiale che avveniva il sabato notte. Il fidanzato si recava, accompagnato dai genitori, dai fratelli e dallo zio che aveva chiesto la mano della ragazza, a casa della futura sposa dove avveniva un dialogo rituale usando delle metafore: il futuro sposo diceva di aver smarrito una giovenca e chiedeva al futuro suocero se si trovasse a casa sua, ma questo dava più volte risposta negativa; dopo varie richieste e la minaccia del futuro sposo di dar fuoco alla casa, il suocero faceva uscire una per una le proprie figlie a partire dalla più anziana, finché non usciva la futura sposa; a quel punto tutti entravano nella casa dove veniva offerto un piccolo rinfresco e un bicchiere di vino o acquavite.
Tra il fidanzamento ed il matrimonio passava parecchio tempo, durante il quale il giovane si costruiva la casa e la ragazza preparava il corredo. Il giorno prima delle nozze dalla casa della futura sposa usciva “Su sposu de anguli”, un ragazzino con un gallo e una falce tra le mani, e “Sa sposa de anguli”, una ragazza parente o amica della sposa , con una cesta contenente sementi e due attrezzi per filare la lana, che venivano portati nella casa degli sposi.in un secondo viaggio venivano portati 3 o 5 cuscini, lo spiedo, “Sa caddargedda” (il paiolo in rame) e il treppiedi. La sorella della sposa portava il canestro in vimini con dentro lenzuola e federe, mentre alcuni amici degli sposi portavano il cassettone in legno destinato a conservare il corredo; il piccolo corteo veniva spesso accompagnato da un suonatore di fisarmonica. Dopo la cerimonia la sposa andava a pranzo con i parenti dello sposo poi insieme si recavano dai genitori di lei e tornavano insieme a loro dai genitori di lui che offrivano vino e dolci. quando moriva qualcuno, prima e durante il funerale, le donne del paese rievocavano con gli “attitus”, le cantilene funebri, i fatti più importanti della vita del defunto. I vicini di casa si occupavano di preparare il pranzo e la cena per i familiari, tradizione ancora oggi in uso.
Altre tradizioni sono quelle legate alla Settimana Santa, come quella di preparare ”Su Nenniri”; questo veniva fatto mettendo del grano in una pentola di terracotta contenete del lino pestato e dell’acqua; questo veniva poi fatto germogliare al buio, tenendolo sotto il letto per almeno tre settimane, per impedire che i germogli diventassero scuri e poi usato per abbellire la cappella in occasione del giovedì e venerdi santo. “Su Nenniri” veniva benedetto a Pasqua e il giorno di pasquetta veniva sparso nei campi per propiziare l’abbondanza. In alcuni giorni della Settimana Santa i ragazzi suonavano degli arcaici strumenti di ferro e legno facendo il giro del paese.
Le manifestazioni più importanti sono quelle legate alle festività religiose
l’ultima domenica di maggio si festeggia Santa Barbara; il simulacro della Santa viene portato in processione alla chiesetta campestre che si trova a pochi chilometri dal paese, dove si celebra la messa; successivamente si pranza all’aperto e si balla al suono della fisarmonica. La sera si torna in paese in processione fino alla parrocchia, dopo di che i festeggiamenti continuano in paese fino a tarda notte con balli e spettacoli musicali.
Il 30 giugno si festeggiano i Santissimi Pietro e Paolo, patroni del paese;
infine l’11, il 12 e il 13 settembre si festeggia in onore di San Salvatore.
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