Lido di Orrì
jerzu: da vedere PDF Stampa E-mail

Il patrimonio archeologico di Jerzu si trova variamente dislocato sul territorio. In prossimità dell’abitato sono state trovate tracce di insediamenti nuragici a Tecodì, nella parte alta del paese, dove, in occasione dei lavori di scavo del campo sportivo furono rinvenuti bronzetti, proiettili di pietra e punte di freccia; all’estremo opposto, sotto la Cantina Sociale in località Su Concali si trovano le rovine di un nuraghe chiamato Sa Omu ’e s’Orcu. Nuraghi ben conservati si trovano nella parte alta del paese a Pissemonti, Gessidu, Barsu e Gedili, nonché nella zona di Pelau, dove si trova il famoso nuraghe di Pira ’e Mau dove nel 1883 un contadino trovò sei lunghe spade in bronzo, una delle quali si trova nel Museo Archeologico di Cagliari, dove è depositato anche un bronzetto rinvenuto in località imprecisata che raffigura un bue cavalcato da un uomo, quasi a testimoniare lo stretto legame tra gli jerzesi e il lavoro dei campi. Molto interessante è anche il nuraghe Is Paganus costituito da 3 torri e dotato di un complicato sistema di passaggi interni, il cui nome forse è dovuto al fatto che segnava il limite estremo toccato dai predoni arabi nello loro scorrerie nell’entroterra. Nel territorio si trovano anche diversi villaggi nuragici e domus de janas, queste ultime vicino al rio su senigi, che attraversa la vallata sotto al paese. Insediamenti di epoca successiva si trovano nel torrione Corongiu, dove si trova una capanna punica e sono state rinvenute monete di epoca punica e romana.
La chiesa parrocchiale è dedicata a Sant’Erasmo, vescovo e martire. La struttura attuale risale ai primi anni cinquanta, quando venne demolita l’antica chiesa edificata nei primi decenni del milleseicento. Quest’ultima, a sua volta nata a fianco dell’antica chiesa cimiteriale di San Vincenzo, era voltata a botte, con la facciata in pietre a vista sormontata da un timpano semicircolare, e 3 ingressi. Sulla destra si trovava l’antica torre campanaria che poggiava su un ampio portico. Forse fu intorno a questa chiesa che si raccolse la popolazione che in un periodo non precisato presumibilmente abbandonò la piana di Pelau dando vita a un nuovo rione accanto a quello preesistente. L’edificio, che nel corso dei secoli è stato sottoposto a vari interventi di ampliamento, fu oggetto di una ristrutturazione radicale che ha modificato sia la pianta che la facciata. Attualmente la chiesa si presenta con una navata centrale con cappelle laterali. Sull’altare maggiore si trova una pala d’altare dipinta a olio su masonite del 1956 opera di don Egidio Manca, che raffigura l’Incoronazione della vergine cui assistono i santi più venerati del paese: sant’Erasmo, san Sebastiano, sant’Antonio da Padova, san Giacomo, sant’Agnese. Di particolare pregio la croce in stile gotico di bottega cagliaritana della fine del ‘600, e le statue di san Michele della fine del ‘700 e la lettiga con Madonna dormiente di bottega napoletane della fine del diciannovesimo secolo.

Chiesa di San Sebastiano
Situata nella parte alta del paese, nel rione Cuccurèddu, probabilmente fu la chiesa parrocchiale fino alla costruzione della chiesa di sant’Erasmo. A dimostrazione di ciò c’è il fatto che intorno ad essa si trovava un cimitero, e che la sua piazza era centro di aggregazione sociale politica e religiosa, da lì partivano le processioni. Sulla fine dell’ottocento l’incuria né determinò la rovina, solo parzialmente frenata dai lavori di restauro e ampliamento del 1904. Nel 1958 fu demolita per far luogo alla nuova, che presenta un’unica navata.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova  La chiesa campestre di sant’Antonio è situata a ovest del paese, lungo la strada provinciale che conduce dalla stazione di Jerzu a Perdasdefogu, in una conca circondata da picchi dolomitici, tra cui spicca quello di Corongiu. La presenza di una chiesa in una zona ricca di insediamenti che vanno dall’epoca nuragica a quella punica e romana, fa pensare che la zona fosse abitata fino all’alto medioevo. La chiesa, presumibilmente edificata nella prima metà del XVIII secolo, ha subito diversi interventi di modifica. Si presenta con un’unica navata cui si accede attraverso una loggia chiusa da un portone in ferro, collocato dopo un furto sacrilego avvenuto nel 1960. Intorno alla chiesa ci sono is posadas, spazi recintati con muretti a secco di antica fattura dove in occasione della festa soggiornano le famiglie.

Chiesa della Madonna delle Grazie  Situata nella zona di Pelau Mannu, alcuni studiosi sostengono che si tratti della chiesa dell’originario centro abitato di Jerzu, che essi localizzano nella piana del Pelau. La leggenda racconta che fu fatta edificare nel 1710 dal Vicario di Jerzu don Giovanni Antonio Melis a prorie spese come ringraziamento per aver avuta salva la vita durante una bufera di neve. La chiesa, che fino a metà dell’800 apparteneva agli eredi del Vicario, passò successivamente alla parrocchia. Si tratta di una chiesa di piccole dimensioni, ad un’unica navata rialzata rispetto all’esterno, cui si accede attraverso un loggiato.