Lido di Orrì
Gairo: le tradizioni PDF Stampa E-mail
A Gairo come in altri paesi della Sardegna, una leggenda narra di come i vecchi del paese, oramai non più in grado di lavorare e quindi improduttivi, venissero eliminati dai propri figli spingendoli in un precipizio, chiamato appunto “Babbaieca”; la leggenda sarebbe avvalorata anche dalla testimonianza di Timèo, uno storico greco-siculo, vissuto tra il 356 ed il 260 a.C., il quale scrisse che in Sardegna i vecchi venivano eliminati facendoli precipitare in alti dirupi; l’imboccatura del sentiero che portava al precipizio si sarebbe trovata nei pressi del ponte sul Rio Pardu, poco distante dal paese. Secondo la leggenda la macabra usanza sarebbe cessata quando un vecchio, che veniva accompagnato su per il sentiero dai propri figli, chiese loro di potersi riposare su un masso, dicendo loro che anch’egli, quando aveva accompagnato il proprio padre, lo fece riposare sullo stesso masso prima del salto. I figli, presi dalla compassione per il proprio padre, mista a paura al pensiero che un giorno la stessa sorte sarebbe toccata anche a loro, decisero di rinunciare al proprio proposito e riaccompagnarono il vecchio in paese; da quel giorno la loro famiglia fu baciata dalla fortuna ed essi cominciarono a vivere nel benessere grazie anche ai consigli dell’anziano padre, suscitando la curiosità degli altri membri della comunità che decisero da allora di rinunciare alla macabra tradizione.
Una vecchia leggenda narra che Perda ‘e Liana sarebbe stata una delle porte dell’inferno, da dove uscivano demoni e streghe per fare del male ai comuni mortali; un antico detto popolare che recita “A sa Perda ‘e Liana su hi heres ti dana”, “A Perda ‘e Liana ciò che chiedi ti viene dato”, starebbe a significare che chi voleva diventare ricco o desiderava qualcosa che non poteva avere si recava ai piedi del monte per offrire la propria anima al diavolo in cambio di ciò che desiderava.
Le manifestazioni più importanti che si svolgono a Gairo sono quelle religiose, alle quali si è aggiunta negli ultimi anni la sagra del cinghiale che si tiene in concomitanza con la festa in onore di Sant’Antonio Abate il 17 gennaio; in questa occasione, molto sentita e partecipata dai gairesi, si accende il tradizionale falò e si cucina la carne dei cinghiali offerta per l’occasione dai cacciatori; la buona riuscita della festa, legata alla tradizione contadina, è considerata di buon auspicio per l’andamento dell’annata agricola.
La prima domenica di maggio si celebra a Taquisara la festa di San Giuseppe; la prima domenica di agosto si festeggia San Lussorio presso l’omonima chiesa campestre, nella strada tra Gairo e Cardedu; il simulacro del santo viene accompagnato nella sua chiesetta la sera prima dei festeggiamenti da un corteo di macchine che parte in processione dalla chiesa parrocchiale di Gairo.
La terza domenica di settembre si celebra la festa del N.S. di Buon Cammino nella chiesetta della omonima località; un tempo i fedeli si recavano a piedi fino alla chiesetta e vi dormivano per due notti in delle apposite costruzioni oggi scomparse.
La festa dello Spirito Santo, il patrono di Gairo, si celebra il giorno di Pentecoste, oggi in forma meno solenne di quanto si facesse anticamente; un tempo infatti ci si preparava a questa festa con un ciclo di preghiere della durata di nove giorni a cui partecipavano non solo i fedeli di Gairo ma anche quelli provenienti dai vicini paesi di Osini, Ulassai e Jerzu. Il sabato della vigilia si faceva “Su ingiriu”: le donne che avevano dei problemi giravano in ginocchio attorno alla statua della Santissima Trinità e poi intorno alla chiesa pregando con grande devozione, confidando in una grazia. Ai pellegrini si offriva un pezzo di carne arrostita, “su carramponi”, per questo la festa veniva detta “Sa festa ‘e su carramponi”.
L’ultima domenica di agosto si festeggia Sant’Elena, presso la chiesa di Gairo Vecchio; un tempo un anziano del paese spargeva sul pavimento della chiesa dei rametti di rosmarino che i fedeli si portavano a casa come se fossero benedetti.
Tutte le celebrazioni religiose sono accompagnate da balli sardi e spettacoli musicali in piazza e, a volte, anche da giochi e competizioni sportive.