Lido di Orrì
Ilbono: le origini PDF Print E-mail
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Quanto all’origine del nome, nel toponimo Ogliastrino Ilbono, pronunciato nel dialetto locale “Irvono” e anticamente “Irbono” , la “O” finale costituisce una spia circa la sua lontana origine nuragica. Ma, la conferma delle origine nuragiche del nome Ilbono ci è data dalla sua connessione con un appellativo sardo che è di quasi matrice nuragica, il nome cinghiale “silvone”, “sirvone”, “sirbone”. In origine, dunque, il toponimo sarà stato “Silvono” e “Silbono”, dopo sarà stato interpretato come “s’Ilbono” cioè “su Ilbono”. Ilbono, dunque, trae molto probabilmente, la sua denominazione dalla circostanza che in epoca assai antica la zona sarà stata particolarmente ricca di cinghiali. La matrice nuragica di questo toponimo è confermata dall’esistenza, nell’agro di Ilbono, di moltissimi nuraghi che ci portano al II millennio a.c. mentre al III millennio a.c. ci portano le domus de Janas di Scerì, Tescere, Sa Frisa, Monte Perd’è Carcina e Teddizzo’.
La presenza dei Romani nel territorio di Ilbono è segnalata dall’esistenza di molte strade e da necropoli e materiali mobili; infatti, dai tempi della dominazione romana, risulta che il territorio di Ilbono fosse attraversato da sentieri che permettevano scambi e comunicazioni tra nuclei agropastorali e il paese o addirittura tra Ilbono e gli altri paesi vicini. Molti di questi sentieri sono stati utilizzati in seguito e sino ai tempi attuali sai dai pastori al seguito del loro gregge durante la transumanza, sia dagli agricoltori che trasportavano in paese il prodotto del loro lavoro (grano, olive e frutta). Gli insediamenti bizantini sono, invece, testimoniati dall’esistenza di molte chiese risalenti al VI- X sec. Come tutti i paesi d’Ogliastra passò dal Giudicato di Cagliari a quello di Gallura nel 1258, a Pisa verso il 1308, agli Aragonesi nel 1323, agli Spagnoli nel 1479, agli Austriaci nel 1708, di nuovo alla Spagna nel 1718, al Piemonte nel 1720 e nel 1861 all’Italia. Gli Aragonesi, subito dopo la conquista della Sardegna lo infeudarono a Don Berengario Carroz al quale, assieme al Comune di Elini, dovevano pagare 26 lire annuali, che prima pagavano ai Pisani.